Stefano Sellitto

STEFANO SELLITTO
Stefano Sellitto
Laurea in biologia, Università di Pisa
Zurigo
Studente di dottorato in neuroscienze, Università di Zurigo

Cosa stai facendo adesso e dove

Sono uno studente di dottorato in neuroscienze nel laboratorio del professor Adriano Aguzzi, presso l’Univeristà di Zurigo. Mi occupo principalmente di studiare i meccanismi molecolari e genetici coinvolti in patalogie neurodegerative come Alzheimer, Parkinson e malattie da prioni.

Il tuo percorso dalla SNS a dove sei adesso

Da quando ho lasciato la SNS (poco più di 4 anni fa), il mio percorso è stato breve e abbastanza lineare. Subito dopo la laurea in Biotecnologie Molecolari presso l’Università di Pisa e il conseguimento del diploma di licenza alla SNS, ho ottenuto la mia attuale posizione di dottorato presso il lab Aguzzi, dove a breve completerò i miei studi. Per il seguito prevedo un periodo di postdoc probabilmente negli USA, ma i dettagli non sono ancora ben definiti.

Cosa ti porti dietro dell’esperienza in Normale?

La Normale di Pisa ha rappresentato un punto di svolta nella mio percorso di studi e per la mia crescita personale ancor’prima che professionale. Entrare in Normale, mettersi alla prova, cofrontarsi con colleghi e amici, ha permesso di aumentare la mia autostima, nutritre le mie capacità sociali e accrescere la mie competenze tecniche e didattiche. Tuttora, la Normale rappresenta per me un punto di riferimento: mantengo vivi i contatti, le amicizie e le collaborazioni iniziate a Pisa e il network di ex allivevi sparsi per il mondo facilita gli scambi internazionali tra normalisti di tutte le genrazioni, nel pieno spirito del “semel Normalista, semper Normalista” (basti pensare che il mio attuale coinquilino qui a Zurigo è anche lui un ex normalista e che ogni giorno incontro il prof. Alessio Figalli e altri ex allievi sul tram).

Un tuo ricordo di vita che ti lega alla SNS (la “tua” Normale)

Di ricordi ne conservo moltissimi. Mi piacerebbe condividerne due in particolare che si riallacciano a quanto dicevo prima e che hanno per me un significato speciale. Il primo è durante il giorno di ammissione agli orali. Fu un disastro, un massacro, ma rimasi colpito come a conclusione della sessione, il professor Cattaneo si alzò e si congratulò con me stringendomi la mano e augurandomi buona fortuna. Un gesto semplice ed elegante che ricordo tuttora e che mi fece capire che Normale significa molto più che tanto studio, ma rappresenta una vera scuola di vita. Il secondo ricordo, lo conservo lontano dalle rive dell’Arno. Prima di partire per Zurigo, avevo contatto qualche ex alliveo che sapevo essere a Zurigo. Tra questi il mio amico Ludovico Maggi, che avevo incotrato di persona solo un’altra volta e che praticamente non consocevo. Ebbene, era la mia prima sera a Zurigo, appena sceso dall’aereo, eccitato della nuova avventura, ma anche un po’ intimorito per la mia prima grande esperienza all’estero. Ludovico mi chiama e senza troppi giri mi fa: “allora ci becchiamo alle 7, a Bahnhof in centro, ci facciamo un giro!”. Sono ancora riconoscente a Ludo. Eravamo praticamente due sconosciuti, eppure con totale spontaneità lui si era offerto di starmi vicino. Anche questo siginifica Normale, una famiglia allargata e bella.

Come ti immagini la SNS del futuro e in che modo alumni e alumnae
posso contribuire a costruirla?

La Normale del futuro dipende interamente dai sui studenti. La qualità e il prestigio della Scuola viene da loro. Il limite e la forza della Normale è selezionare e quindi formare professionisti di altissima qualità, che devono acquisire esperienza internazionale, ma non devono dimenticare o essere dimenticati dalla Scuola. La Normale del futuro dovrebbe cercare di evitare (almeno in parte) che la maggior parte delle sue eccellenze “scappino” dopo la fine degli studi univeristari, per poi spesso non tornare più. Un legame di orgoglio tra ex allivei e la Normale esisterà sempre, questo è certo, ma non aiuta comunque la Scuola a cresecere sufficientemente a livello concreto nel panorma internazionale. È necessario prendere i giusti provvedimenti non solo per selezionare e coltivare il talento, ma anche conservarlo e se possibile attirane di nuovo. Le piccole dimensioni della Scuola non aiutano, ma più investimento su progetti di ricerca mirati, ma di alto livello possono, per mia esperienza, competere con servizi e possibilità economiche maggiori.

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